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La smania di protagonismo di un aspirante solista mette a dura prova un rapporto coniugale già compromesso. Quando anche la musica può essere letale...

Arrigo Martinelli è un melomane incallito che da quando è andato in pensione dispone di tutto il tempo che desidera per dedicarsi ininterrottamente al bel canto facendo parte di ben tre cori, compreso quello di Pulcherada.
Chi soffre in silenzio di questa situazione è la moglie Ada, la quale da mattino a sera subisce la sua voce di tenorino sdolcinato che ripete al pianoforte, fino allo sfinimento, i pezzi scelti per la tournée di concerti e quelli che verranno eseguiti nella famosa messa cantata trasmessa in televisione. Neppure i vicini, quotidianamente martellati dal suo canto molesto, riusciranno a sottrarsi al suo invito per assistere alla registrazione televisiva della fatidica messa e finiranno per cedere alle sue insistenze. Ma la catastrofe annunciata non si farà attendere...

(...) Stavano trasmettendo un gioco a quiz che prometteva premi mirabolanti. Il canto del marito le impediva però di seguire la trasmissione, costringendola a tendere l'orecchio infastidita nello sforzo per udire qualcosa.
Il dottor Martinelli fece una pausa. Sempre rimanendo seduto sul suo sgabello da pianista si posò le mani sui fianchi e parve riflettere guardando nel vuoto. Con quegli occhiali nuovamente sulla punta del naso sembrava un perfetto imbecille, proprio come pensava segretamente la moglie ogni volta che posava gli occhi su quella sua faccia che terminava con una scucchia da Guinness dei Primati. Si aggiustò la sciarpa intorno al collo che proteggeva con una cura da ipocondriaco:

«Non dimenticare di mettermi la sciarpa di ricambio nella valigia, lo sai che devo proteggere le mie corde vocali da eventuali spifferi... e anche quest'anno in tournée si andrà col pullmann!»

Ada gli rispose senza distogliere lo sguardo dal teleschermo e con voce piatta:

«Se è per questo, ti ho messo pure i mutandoni lunghi di lana, così non ti verrà la colite. Che idea! Alloggiare in una vecchia abbazia senza riscaldamento, che mancanza di buon senso! Ma lo sanno almeno, quei poveri frati, che siete per lo più un coro di pensionati e che certi strapazzi vi possono anche essere fatali?»

Arrigo non dette segno di avere udito, e si mise invece a recriminare:
«Spero solo che quel turùlu del farmacista Cerutti non ci faccia vedere i sorci verdi col suo morbo di Crohn dell'accidente! L'anno scorso, sulla statale per andare a Madonna dell'Olmo, ci ha costretti a fermarci a tutti i distributori e a tutte le osterie che potessero avere un gabinetto attrezzato, perché doveva battere continuamente in ritirata. Non capisco perché diamine non si faccia operare! Si campa benissimo anche con un pezzo d'intestino in meno...»

Lei non poté trattenersi dal puntualizzare:

«Ha la colite ulcerosa, non il morbo di Crohn. Dovresti saperlo, visto che sei medico.»
Il dottor Martinelli strizzò gli occhi, seccato per quel lieve fruscio che aveva osato disturbare il flusso della sua invettiva.

«Eh? Hai detto qualcosa? E poi, vedessi come si è ridotto! Tutto secco ed emaciato, ma con una pancia tesa e gonfia come un otre. E non ti dico a tavola tutte le rogne che ci dà; questo non lo può mangiare perché gli irrita il colon, quell'altro neppure, ché gli dà la brüsarola in quel posto! L'altra sera, per un po' di cipolla nel sugo degli agnolotti, ha mobilitato tutto il personale della Trattoria del Tram. Certa gente farebbe meglio a starsene a casa, tanto, per come canta... sembra un mantice sgangherato, e quando deve prendere gli acuti, dallo sforzo quasi gli si squarciano le budella. Il maestro dovrebbe cacciarlo, non si può mica tenere un tenore così sfiatato, ne va di mezzo la reputazione del coro! È un peso morto, insomma, non fa che disturbare!»
«Sei proprio sicuro che sia lui l'elemento perturbatore?» gli domandò ironica.

«Eh? Che hai detto? Non si sente nulla con questo dannato televisore! Potresti parlare più forte? Lo sai che basta un minimo brusio di sottofondo per cancellarmi tutte le parole... ti vedo solo boccheggiare come uno scorfano» e con la mano imitò la bocca del pesce che si apre e si chiude ripetutamente, riferendosi alle labbra della moglie.
Si alzò e venne a sedersi accanto a lei. Le tolse di mano il telecomando e spinse il volume quasi al massimo.

«Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro... così percossa, attonita, la terra al nunzio sta... A quale personaggio storico si riferiscono questi versi del Manzoni? A) Garibaldi, B) Giulio Cesare, C) Napoleone. Domanda da cinquantamila Euro... via al cronometro!» tuonò la voce del presentatore azzimato.
«Napoleone!» gridò il dottor Martinelli «Ma come si fa a non sapere una cosa simile... nullità! Banda d'ignoranti! Ecco i frutti della pseudo-rivoluzione culturale del menga voluta da quegl'incapaci nullafacenti e capelloni del '68! Gli venisse un cancro dove dico io...» 

«Cinquantamila Euro! La domanda vale cinquantamila Euro... il tempo sta per scadere...» incalzava il conduttore.

Innervosito, abbrancò di nuovo il telecomando e aumentò ulteriormente il volume spingendolo questa volta al massimo. La voce del televisore rimbombava per tutta la casa e la moglie si dovette coprire le orecchie:
«Che fa, non risponde quell'analfabeta?»
«Giulio Cesare!» rispose l'infelice concorrente.
La voce di Arrigo a questo punto esplose come una bomba. La moglie, rintronata, si alzò e scappò via, mentre si udivano i vicini battere stizziti dei colpi contro il muro.
Chi gliel'aveva fatto fare d'interrompere gli studi di archeologia per sposare quel piciu di Arrigo! Ada se lo era chiesto tante volte. L'unico divertimento che le rimaneva, e che solo lontanamente poteva ricordarle le sue aspirazioni di giovane studentessa universitaria, erano i mercatini dell'antiquariato in Piazza Gran Madre e il Gran Balôn di Porta Palazzo, dove acquistava i vecchi e inutili gingilli di cui aveva riempito ogni angolo della casa e che suo marito definiva acidamente ciapapùver, e le conchiglie fossilizzate che trovava grattando un poco la terra argillosa in Val Gorzano, nel Monferrato, dove avevano ereditato una cascina infestata dalle mosche che avevano fatto ristrutturare per trascorrervi le ferie, con lui che neppure laggiù smetteva di cantare con sgraziati gorgheggi a non finire, tediando anche quei poveretti che lavoravano nelle vigne confinanti con la loro proprietà.
«Ignorante! Vergogna! Vai a zappare la terra! Braccia strappate all'agricoltura!» esclamò indignato ma anche compiaciuto il dottor Martinelli.

«Risposta errata! Lei ritorna a quota venticinquemila Euro...»

«E osano andare in televisione a esibire la loro ignoranza... e li pagano pure, i farabutti!» aggiunse rincarando la dose.
I vicini bussarono di nuovo per riportare la calma. Lui non se ne accorse neppure, ma notando che la moglie era sparita si mise a berciare:
«Eh, ma te ne sei andata? Hai sentito? Ha risposto Giulio Cesare... Giulio Cesare! Ma dico, io...»

Senza abbassare il volume del televisore, tornò al pianoforte e cantò le strofe conclusive della canzone di Tosti, con un vibrato eccessivo sull'acuto finale.
«Torna caro ideal, torna... torna... torna.» (...)

Maggiori informazioni nelle Cronache del Moscardino